Mamma e papà si separano

Come spiegare ai bambini la separazione dei genitori

Vi siete conosciuti, vi siete innamorati, per molto tempo avete creduto nel vostro rapporto. Quando avete deciso di diventare genitori immaginavate che la vostra famiglia sarebbe rimasta unita per sempre. Ma non sempre le cose vanno come abbiamo sperato. A volte col passare del tempo la coppia perde complicità e sprofonda nell’infelicità. Quando si comincia a provare un forte senso di insoddisfazione nella vita di coppia, non è semplice continuare a portare avanti la relazione col partner…nemmeno quando ci sono dei figli di mezzo e si cerca di fare tutto il loro bene. Molti genitori che decidono di separarsi vivono un profondo senso di colpa all’idea di negare l’unità familiare al proprio figlio. Comprensibilmente spesso si ha paura che i figli vivano con gran dolore la separazione dei genitori…ma questo non è così scontato! Il modo in cui un bambino vivrà la separazione dei genitori dipenderà molto dalla capacità dei genitori di gestirla. Esistono diverse accortezze che, se adottate dai genitori, possono rendere molto più dolce per il bambino il passaggio alla nuova situazione familiare.

Innanzitutto, la comunicazione della separazione deve essere molto chiara e semplice e tenere conto dell’età del bambino.
A mio avviso, nella comunicazione è importante toccare questi punti chiave:

1- Esplicitare il problema. Si può partire innanzitutto dal problema, ovvero dal motivo che ha portato mamma e papà alla difficile scelta di separarsi: il fatto di aver perso complicità e alleanza nella coppia.
Es:“…Come ti sarai accorto anche tu, mamma e papà non vanno più tanto d’accordo e spesso litigano…”

2- Spiegare la soluzione. Condividere la decisione di separarsi, come soluzione al problema. La separazione va spiegata nei suoi risvolti concreti, in modo che il bambino possa comprendere facilmente di cosa si tratta.
Es: “…Il papà e la mamma abiteranno in due case diverse, una sarà questa, ma ce ne sarà anche un’altra. La mamma rimarrà in questa casa, mentre il papà andrà ad abitare in una casetta qui vicino. Starai un po’ con la mamma e un po’ con il papà…”

3- Neutralizzare il senso di colpa. Il bambino, per natura, ha ancora una visione del mondo piuttosto egocentrica e autoreferenziale. Per questo, il rischio è che tenda ad incolparsi per la separazione dei genitori. È dunque fondamentale aiutare il bambino a capire che mamma e papà non si separano per colpa sua. Nella comunicazione al figlio, suggerisco comunque di evitare l’uso del termine “colpa”, che può avere una valenza molto pesante e angosciosa. Si può dire piuttosto che la separazione non ha nulla a che fare con lui, ma è una questione che riguarda soltanto mamma e papà.
Es: “…Tu non c’entri nulla coi nostri litigi, sono cose da grandi…”

4- Normalizzare. Aiutare il bambino a capire che non è il solo e unico al mondo a dover affrontare questa situazione complessa. Come sappiamo, purtroppo la separazione dei genitori è un evento che al giorno d’oggi è sempre più frequente.
Es: “…Sono cose che capitano a molti bambini e genitori. Pensa alla mamma e al papà di Marco, di Anna…”

5- Rassicurare sull’amore. Anche se mamma e papà non sono più una coppia di partner, saranno per sempre e inevitabilmente una coppia di genitori. Inoltre, è possibile costruire un’ottima alleanza come coppia genitoriale, nonostante si sia rotto qualcosa a livello sentimentale.
È opportuno dunque rassicurare il bambino sul fatto che la mamma e il papà saranno sempre i suoi genitori e lo ameranno sempre allo stesso modo.
Es: “…Noi saremo sempre la tua mamma e il tuo papà e ti ameremo sempre…”

6- Espressione emotiva. I genitori possono aiutare il bambino ad anticipare e legittimare quello che è possibile e comprensibile provare in questo momento difficile. È consigliabile esprimere le proprie emozioni e aiutare il bambino ad esprimere a sua volta le sue. L’obiettivo è dare al figlio un alfabeto emotivo attraverso cui poter dare significato a quello che sta succedendo.
Es: “…Forse ti potrai sentire triste, arrabbiato o avere un po’ di paura. Anche papà e mamma sono un po’ tristi per questo. Se ti senti giù puoi parlarne con noi…”

7- Anticipare il futuro. È possibile rassicurare il bambino, spiegandogli che per lui dal punto di vista affettivo non cambierà nulla. Si potranno poi elencare tutte le cose che resteranno uguali e quelle che invece cambieranno. Per quanto riguarda questo secondo punto, è utile sottolineare le prospettive future in termini positivi e generativi, ovvero le opportunità che si apriranno con la nuova situazione di separazione.
Es: “…Il papà continuerà a portarti tutti i giorni a scuola e la mamma continuerà a venirti a prendere, come accadeva prima. I tuoi amici resteranno sempre gli stessi e continuerai ad andare al corso di nuoto. Altre cose invece cambieranno un pochino: ci saranno dei giorni della settimana in cui starai con la mamma e altri con il papà. Conoscerai nuove persone e farai nuove amicizie…”

8- Accogliere i dubbi. Infine, è opportuno dare al bambino la possibilità di esprimere i suoi pensieri e fare delle domande per chiarire i suoi dubbi.
“…cosa ne pensi? Vuoi chiederci qualcosa?…”

Quello che ho appena esposto, riguarda quelli che secondo me sono passaggi imprescindibili nella comunicazione della separazione al proprio figlio. Veniamo ora ad altri aspetti fondamentali che ruotano intorno a questa tematica.

Quando due partner scelgono la via della separazione perché l’insoddisfazione e le tensioni di coppia sono insostenibili, la prima cosa da fare è non lasciare il bambino in un limbo.
A volte i genitori scelgono di rimanere tacitamente separati in casa, oppure lasciano passare troppo tempo prima di ufficializzare e concretizzare la separazione. In questi casi, il rischio è quello di lasciare il bambino nell’ambiguità, che può diventare estremamente angosciante per lui.
I bambini sentono tutto, anche quello che i genitori cercano di nascondere o dissimulare. Hanno una forte sensibilità, e, ad un basso livello di consapevolezza, percepiscono la tensione nell’aria di casa, sentono che tra mamma e papà c’è qualcosa che non va.
È necessario dunque farsi coraggio e spiegare ai bambini quello che sta accadendo intorno a loro, rendendo esplicito e chiaro quello che altrimenti resterebbe ad un livello implicito e vago. Ovviamente la scelta di separarsi va comunicata usando parole a misura di bambino. I bambini hanno un disperato bisogno che i genitori spieghino loro quello che sta accadendo. Mamma e papà devono dunque aiutare i bambini a dare un senso a quello che esperiscono.
Dopo aver spiegato al bambino quello che sta accadendo, è fondamentale che la separazione prenda piede in breve tempo, in modo che il bambino possa comprendere subito le ricadute pratiche di quello che gli è stato detto.

Veniamo ora al timing e cerchiamo di capire a quand’è il momento migliore per parlare col figlio.
I bambini hanno una cognizione del tempo diversa, più dilatata, rispetto a quella dei grandi. Per questo,
generalmente è preferibile parlare ai bambini della separazione quando è già pronta la casa in cui uno dei due partner si trasferirà. La casa dovrà essere già arredata, specialmente la cameretta che accoglierà il bambino.
L’ideale sarebbe parlare col figlio circa una, massimo due, settimane prima che il genitore si trasferisca nella nuova casa. In questo modo, il bambino non verrà lasciato troppo tempo nelle fantasie angosciose di quel che comporterà avere i genitori in due case diverse: prima questo avverrà, prima capirà concretamente cosa significa.

È necessario che la comunicazione avvenga da entrambi i genitori insieme. Il bambino deve avere la percezione che i propri genitori lavorino insieme, come una squadra, anche se non sono più una coppia di partner. La decisione della separazione deve apparire agli occhi del bambino come una scelta comune a entrambi i genitori: anche se è stato un genitore a scegliere di interrompere la relazione, questo non deve essere veicolato al bambino. Ovviamente è opportuno evitare con molta attenzione la cosiddetta “alienazione parentale”, ovvero il fenomeno per cui un genitore svaluta l’altro agli occhi del bambino.

Dopo aver dato la notizia al bambino, è importante che mamma è papà siano presenti nelle ore successive. Sarà sufficiente esserci per lui e stargli vicino.
Per dare la comunicazione, è preferibile scegliere un giorno in cui mamma e papà possano rimanere tutto il tempo necessario insieme a lui. Ad esempio, un momento propizio potrebbe essere il sabato o la domenica, o comunque un giorno in cui mamma e papà sono a casa dal lavoro.
Suggerisco di parlare col bambino la mattina, così avrà tutta la giornata davanti a sé per elaborare la notizia. Parlargliene la sera, quando fuori è buio e manca poco all’ora di dormire, potrebbe rendere tutto più angoscioso.

È importante comunicare la notizia per quella che è, senza drammatizzare né sminuire l’entità della cosa.
Una drammatizzazione farà vivere in modo molto angoscioso il cambiamento e darà al bambino l’impressione che i genitori non abbiano la situazione sotto controllo.
D’altro canto, una minimizzazione rischia di negare al bambino la possibilità di vivere eventuali emozioni negative rispetto alla perdita dell’idillio familiare. È importante ammettere che la separazione di mamma e papà rende tutti un po’ tristi, ma che le difficoltà possono essere superate e portare anche alla generazione di nuove prospettive positive.

Le settimane e i mesi successivi alla separazione effettiva saranno un periodo di monitoraggio: è importante che i genitori mantengano le antenne alzate, si sintonizzino con il bambino, pronti a percepire eventuali segnali di disagio. Se i genitori hanno saputo gestire positivamente la loro separazione e la comunicazione col bambino, è possibile che il bambino non ne risenta particolarmente.
Se i segnali di disagio saranno lievi, potranno essere gestiti dal genitore stesso, che cercherà di comprendere, dialogare e accogliere i bisogni del figlio.
Se invece i genitori osserveranno un malessere forte e prolungato (es: somatizzazioni, reazioni emotive intense etc) e avranno difficoltà a gestirlo, potranno affidarsi a uno psicoterapeuta infantile per aiutare il bambino ad elaborare questo momento difficile.

Sarà opportuno parlare anche con gli insegnanti di scuola, avvisandoli del periodo complesso che il bambino sta attraversando. Gli insegnanti potranno tenerne conto e monitorare il bambino, prestando attenzione a eventuali segni di disagio nei mesi di transizione.

Se un genitore sta già intessendo una relazione con un nuovo partner, è preferibile aspettare qualche tempo prima di parlarne col bambino. L’introduzione del nuovo partner nella vita del proprio figlio deve essere estremamente cauta e graduale. Per avviare questa introduzione, è preferibile aspettare qualche mese dalla separazione effettiva, o anche di più, a seconda di come il bambino sta vivendo lo scioglimento del nido familiare. Se si dimostrerà piuttosto tranquillo nei primi mesi dopo la separazione, si potrà procedere con la presentazione graduale del nuovo partner. Si potrà iniziare con qualche fugace contatto telefonico, poi con qualche incontro che includa il nuovo partner in una situazione di gruppo, e poi, poco a poco, con uscite a tu per tu.

È importante che i genitori concordino una nuova routine settimanale, in modo che il bambino trascorra un po’ di tempo sia con la mamma che col papà. Questa routine deve essere il più possibile semplificata, in modo che risulti comprensibile e anticipabile anche per il figlio. Il bambino infatti ha estremamente bisogno di costruirsi delle regolarità, di poter prevedere le cose che gli accadono. Non deve brancolare nel buio e nell’incertezza, ma deve poter sempre sapere cosa aspettarsi dagli accadimenti che verranno.
I genitori dovranno riuscire a rimanere fermi sulla routine che hanno pianificato, qualora il bambino faccia i capricci o si opponga quando è l’ora di passare da un genitore all’altro. È consigliabile restare fermi sulla propria posizione e aiutare il figlio a capire l’importanza di passare del tempo anche con l’altro genitore. Il rischio di accondiscendere all’opposizione del bambino, è quella di mandarlo in confusione, sgretolando quella routine e quelle regolarità che gli danno equilibrio e stabilità. Il bambino ha bisogno di regole chiare, anche se non sempre avrà voglia di rispettarle. Ma bisogna resistere e non cedere, per il suo bene.
Un altro rischio che si corre assecondando il bambino quando non ha voglia di spostarsi da un genitore all’altro diventa più evidente a distanza di anni, quando il figlio sarà più grande. In età adolescenziale, il ragazzo potrà avere un ricordo “distorto” di quel che è avvenuto in passato e potrebbe rinfacciare al genitore di non essersi impegnato abbastanza per passare del tempo con lui quando era piccolo.

Nel comunicare la separazione al bambino, ci si può avvalere anche di qualche piccolo ausilio:
La mappa. Si può stampare una mappa della città, giocando col bambino a colorare la strada che collega la casa della mamma alla casa del papà, o la casa del papà alla scuola, e via discorrendo.
Il calendario delle emozioni. È possibile acquistare un calendario gradevole per il bambino. Successivamente, si può assegnare ogni emozione a un colore (ad esempio, la tristezza al blu, la felicità al verde, la paura al nero, etc). Ogni giorno, con l’aiuto del genitore, il bambino potrà annotare sul calendario l’emozione che prova, colorando di uno specifico colore la casella del giorno corrente. Questo permette al bambino di esprimere le sue emozioni e all’adulto di monitorarle e maneggiarle.
Le favole. Le favole sono un potente strumento comunicativo, che con immagini e parole semplici arriva dritto all’inconscio del fanciullo. Esistono molti libri che trattano il tema della separazione a misura di bambino. Ne esistono diversi, che possono essere scelti a seconda dell’età del piccolo. Posso consigliare ad esempio “Due nidi” di Anholt, per bambini a partire dai 4 anni, e “Il mare di Amì” di Marchetti e Duina, per bambini a partire dai 7 anni.

Per concludere, penso che la separazione, per quanto difficile da affrontare, possa essere vista non tanto come fine, quanto come un nuovo inizio. Come diceva Ceruti, ogni vincolo può generare nuove possibilità, o, come diceva Mann, le avversità possono diventare formidabili occasioni.

Se pensi di avere bisogno di un piccolo aiuto per gestire la separazione con la tua / il tuo partner, ti consiglio di rivolgerti alla figura del mediatore familiare, che aiuta i genitori a trovare degli accordi per la gestione dei figli. Il mediatore familiare può essere una enorme risorsa per affrontare più armonicamente la separazione, spesso senza dover ricorrere ad un giudice.

Se invece stai vivendo la separazione dal / dalla partner con grande difficoltà e dolore a livello personale, posso consigliarti anche un percorso di sostegno al benessere, o una psicoterapia individuale. A volte è più semplice uscire da un momento di difficoltà con un lavoro a quattro mani, insieme ad una professionista.

Note: per pura semplicità di scrittura, mi sono riferita ad una coppia genitoriale costituita da una mamma e da un papà che hanno un bambino, ma tale articolo si rivolge a qualsiasi tipo di famiglia, a prescindere dall’identità di genere dei genitori e dei figli.

Articoli recenti

Categorie

PRENDI UN APPUNTAMENTO