Il riferimento sociale
Le emozioni degli adulti aiutano i bambini a dare significato al mondo
Lo sviluppo emotivo è quel complesso processo attraverso cui il bambino affina la capacità di esprimere, riconoscere, comprendere e regolare le sue emozioni.
Il bambino ha una predisposizione innata a sperimentare ed esprimere le emozioni. Ciò è evidente dal fatto che fin dai primi giorni di vita produce espressioni emotive di intensità variabile, discriminabili e coerenti con le circostanze del momento.
Per lo sviluppo emotivo è molto importante che il genitore sia in grado di sintonizzarsi affettivamente col proprio figlio, ovvero di identificare le emozioni del bambino e rispondervi adeguatamente. Inoltre, è fondamentale che il genitore aiuti il bambino a riconoscere, differenziare e nominare le varie emozioni, permettendogli così di elaborarle in forma simbolica.
Una tappa importante nel processo di sviluppo emotivo è il fenomeno del riferimento sociale, identificato per la prima volta da Mary Klinnert negli anni ’80.
Il riferimento sociale è la capacità di modificare il proprio comportamento nei confronti dell’ambiente circostante in base alle emozioni manifestate dal caregiver. È un fenomeno che si verifica quando il bambino si trova di fronte a una situazione, persona o oggetto nuovo, sconosciuto. Immaginiamo lo scenario in cui una madre e la sua bambina incontrano un estraneo passeggiando per la strada: se la madre saluta l’estraneo sorridendo e con tono di voce allegro, la bambina sarà più propensa a interagire con lui. Se, al contrario, la madre e esprimerà emozioni di disagio verso l’estraneo, la bambina sarà meno disposta a entrare in relazione con lui.
Nel fenomeno del riferimento sociale le espressioni emotive del caregiver sono un segnale che attiva o inibisce la tendenza all’esplorazione dell’ambiente da parte del bambino. Sono come un commento a proposito di un determinato evento che si sta verificando nel qui ed ora dell’esperienza: rappresentano un indizio offerto al bambino per aiutarlo a muoversi nel mondo.
Le emozioni manifestate dall’adulto permettono dunque al bambino di regolare il suo comportamento sociale e l’esplorazione dell’ambiente circostante.
Il riferimento sociale è un processo fondamentale che si verifica all’interno del legame di attaccamento: il caregiver offre al bambino cura e protezione, garantendogli la sopravvivenza. Per questo, il riferimento sociale si verifica specificatamente con il caregiver, e non con una persona qualunque.
Tale fenomeno si acquisisce entro il primo anno di vita, di solito verso i 9 mesi, ed è reso possibile anche grazie allo sviluppo delle capacità attentive. Infatti verso i 9 mesi si sviluppa l’attenzione condivisa, ovvero la capacità del bambino di condividere con l’interlocutore un comune focus di interesse.
Per meglio comprendere il fenomeno del riferimento sociale, possiamo scomporlo in tre momenti distinti, che si concretizzano nell’arco di pochi secondi:
1- Quando il bambino si trova di fronte alla possibilità di esplorare l’ambiente circostante, rivolge lo sguardo all’adulto, come per ricevere un consiglio.
2- L’adulto a sua volta offre un aiuto al bambino manifestando un’emozione nei confronti dell’ambiente circostante.
3- A seconda dell’emozione manifestata dall’adulto, il bambino assumerà un determinato comportamento. Se l’emozione è positiva, tenderà all’esplorazione dell’ambiente, all’avvicinamento all’elemento di novità. Se invece l’emozione è negativa, tenderà all’evitamento dell’esplorazione dell’ambiente, all’allontanamento dall’elemento di novità.
Grazie a questo processo, il bambino diventa anche in grado di stabilire una comunicazione emotiva più complessa: in questo caso infatti l’adulto non comunica direttamente al bambino, ma manifesta un’emozione nei confronti dell’ambiente circostante. Se il bambino interpreta l’emozione correttamente, modificherà il suo comportamento verso l’ambiente. Dunque l’adulto attraverso un’emozione comunica indirettamente al bambino quale azione mettere in atto in quel momento.
È importante precisare che il fenomeno del riferimento sociale non è dovuto all’imitazione del comportamento dell’adulto. Ciò è comprovato da almeno due aspetti:
– i bambini modificano la loro posizione fisica rispetto all’elemento di novità, mentre il caregiver no;
– la modifica del comportamento sociale del bambino permane nel tempo.
Il fenomeno del riferimento sociale è evidente ad anche nell’esperimento del cosiddetto visual cliff, ovvero del precipizio visivo (Sorce, 1985). In questa situazione sperimentale, sul pavimento viene posto un cubo alto circa 1 metro. Sia il cubo che il pavimento vengono rivestiti con un drappo a scacchi bianchi e neri. La faccia superiore del cubo viene prolungata con una lastra di vetro trasparente adatta a sopportare il peso del bambino. Si crea così l’effetto precipizio. La madre si pone al di là del vetro e chiama a sé il bambino. Il bambino dopo essere giunto fino al punto in cui comincia il vetro, si mostra titubante, perplesso, cauto e timoroso. Ma, a questo punto, se la madre mostra emozioni positive, il bambino si sente incoraggiato ad attraversare la lastra di vetro per raggiungere la madre, nonostante percepisca visivamente un precipizio.
Il fenomeno del riferimento sociale ci aiuta a comprendere quanto siano determinanti le emozioni dell’adulto per lo sviluppo del bambino: le emozioni espresse dall’adulto permettono al bambino di attribuire un significato emotivo alle situazioni che si presentano nel mondo circostante.
Viceversa, nel caso in cui l’adulto abbia difficoltà a comunicare ed esprimere le proprie emozioni, potrebbe non facilitare lo sviluppo del sistema di significati del bambino.
Se sei un genitore e senti di aver difficoltà ad esprimere le tue emozioni, possiamo rifletterci insieme per cercare di trovare altre strade percorribili, per te e, di conseguenza, per il tuo bambino.