Le origini del comportamento deviante
La devianza secondo la teoria sociale cognitiva di Bandura
Possiamo definire la devianza come ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a una qualche forma di sanzione, disapprovazione, condanna o discriminazione.
Un atto viene definito deviante non per la natura stessa del comportamento, ma per la risposta che suscita nell’ambiente socioculturale in cui ha luogo.
Gli studi sulla devianza nel campo della psicologia possono essere raggruppati in 4 filoni: quelli che riconducono il comportamento deviante a fattori intrapersonali stabili (fattori innati, tratti di personalità, istinti, processi biologici), quelli che si appellano a fattori intrapersonali mutevoli (aspetti maturativi, dinamiche intrapsichiche, conflitti interni), quelli che si focalizzano su fattori interpersonali (dinamiche familiari, socializzazione primaria, socializzazione secondaria) e infine quelle che si concentrano sui fattori sociali, attribuendo un ruolo cruciale alla dialettica tra individuo e società.
A questo ultimo filone possiamo ricondurre la Teoria sociale cognitiva di Albert Bandura, che ci offre una chiave di lettura molto articolata sull’azione deviante.
La prospettiva di Bandura si fonda su quattro concetti fondamentali: il determinismo triadico reciproco, l’agentività umana, l’autoefficacia percepita e il disimpegno morale. Percorriamoli uno ad uno.
● Secondo il determinismo triadico reciproco, le azioni che una persona mette in atto sono sempre il risultato di un’interazione reciproca tra persona, ambiente e comportamento. Dunque, il comportamento non è solo un prodotto della persona e dell’ambiente, ma, viceversa, è anche produttore della persona e dell’ambiente.
● L’agentività umana è una proprietà della mente umana: è la capacità di agire sul mondo, interno ed esterno, trasformandolo. Dunque la condotta dell’individuo non è riducibile a reazioni a stimoli interni ed esterni. Il comportamento della persona è soprattutto attivo, intenzionale, diretto a obiettivi prefissati, basato su anticipazioni degli scenari futuri.
L’agentività umana si basa su diverse capacità:
– simbolizzazione: la persona è in grado di trasformare le esperienze in simboli.
– anticipazione: l’essere umano è proattivo, agisce in base al modo in cui anticipa le conseguenze delle proprie azioni.
– apprendimento per imitazione: l’individuo allarga il proprio bagaglio di azioni possibili, senza bisogno di sperimentarle in prima persona, ma semplicemente osservandole negli altri.
– autoriflessione: la persona costantemente osserva e analizza se stessa.
– autoregolazione: l’individuo modula il proprio comportamento in base a obiettivi personali e circostanze ambientali.
● L’autoefficacia percepita è la convinzione di saper dirigere con successo delle azioni per perseguire un obbiettivo. È la percezione di saper di affrontare le richieste ambientali attraverso le proprie risorse.
La forma persistente di devianza è correlata con un basso livello di autoefficacia percepita nella vita quotidiana e un alto livello di autoefficacia percepita nei comportamenti devianti.
● Il disimpegno morale è la strategia per svincolarsi, autoesonerarsi, distaccarsi dalle norme morali e neutralizzarle, riuscendo così a mettere in atto un comportamento deviante in maniera indisturbata.
La forma persistente di devianza è correlata con alto livello di disimpegno morale.
Nella socializzazione l’individuo apprende le norme morali, che guideranno il suo comportamento: l’individuo mette dunque in atto dei comportamenti conformi ad esse. Per riuscire a mettere in atto un comportamento deviante, egli deve essere in grado di distaccarsi temporaneamente dalle norme morali. Ciò avviene attraverso il disimpegno morale. Questa strategia non si attiva al termine del comportamento deviante, per giustificarlo, ma è preesistente e contemporanea al comportamento deviante: si attiva prima di mettere in atto il comportamento deviante e accompagna il comportamento deviante lungo tutto il suo corso.
Secondo Bandura le strategie di disimpegno morale sono le seguenti:
– Giustificazione morale: rendere accettabile il comportamento deviante attribuendolo a motivazioni socialmente e moralmente elevate (es: “l’ho fatto per la mia famiglia”)
– Etichettamento eufemistico: riduce la gravità del comportamento deviante attraverso il linguaggio (es: “abbiamo fatto un po’ di pulizia”)
– Confronto vantaggioso: rendere meno riprovevole il comportamento deviante attraverso il confronto con comportamenti più gravi. (es: “che sarà mai se non ho pagato le tasse: con tutto quello che rubano i politici!”)
– Dislocamento della responsabilità: la responsabilità della propria azione viene delegata ad un’autorità superiore (es: “è stato un ordine del capo, non potevo farci niente”)
– Diffusione della responsabilità: richiamare anche la responsabilità degli altri (es: “c’era una gran confusione, stavamo tutti lì a dare botte”)
– Non considerazione delle conseguenze: ignorare o distorcere le conseguenze delle proprie azioni (es: omicidio commissionato: il mandante del sicario non deve confrontarsi concretamente con l’omicidio della vittima).
– Attribuzione di colpa: dare colpa alla situazione o alla vittima (es: “le ragazze non dovrebbero andare in giro vestite così, se le cercano”).
– Deumanizzazione della vittima: la vittima viene privata delle sue qualità umane per rendere accettabile il comportamento riprovevole agito nei suoi confronti. (es: ridurre la persona ad una categoria: “era solo un clandestino”, “era solo una prostituta”).
La teoria di Bandura è una delle chiavi di lettura più considerate per comprendere e concettualizzare il comportamento deviante nella sua complessità. In quest’ottica, il comportamento deviante è favorito da una particolare costruzione di sé e del mondo, che si canalizza progressivamente nell’interazione tra individuo e società.